Mucca pazza, nuovi casi in Italia: paura per il ritorno del morbo

Ritorno della mucca pazza: molta paura per alcuni nuovi casi sospetti che si sono verificati in Italia, riportando alla memoria le tragiche esperienze di qualche anno fa.

A distanza di anni si parla ancora di Mucca Pazza in Italia. Il virus sembra essere tornato, dopo la constatazione di 4 casi in un anno. Il più recente ha coinvolto una donna di 75 anni ricoverata al Sant’Antonio di Padova a causa di problemi cognitivi: non riusciva a tenersi in piedi e non ricordava nulla. Il quadro clinico si era rapidamente complicato, spingendo i medici a trasferire la donna presso l’ospedale di Verona. Dopo giorni di incertezze, il prelievo di liquido spinale ha chiarito la diagnosi una volta per tutte: si tratta della malattia di Creutzfeldt-Jacob, detto anche morbo della Mucca Pazza. La patologia che aveva terrorizzato l’Europa diversi anni fa torna così a spaventare: il ritorno della Mucca Pazza rischia di generare psicosi vista la sua gravità. La paziente infatti è in condizioni gravissime e ci sono poche possibilità di sopravvivenza poiché la patologia conduce gradualmente alla morte.

Poche settimane fa era toccata la stessa sorte ad una donna di Pescia, in provincia di Pistoia. Quello che sembrava Alzheimer si era poi palesato nelle sue più tragiche sfumature: era proprio il ritorno della Mucca Pazza, patologia neurodegenerativa che conduce prima alla demenza e poi alla morte. Sebbene i casi in Italia restino pochi, si contano circa 2000 morti in tutto con una media di 1.93 decessi ogni milione di abitanti. Purtroppo a spaventare è soprattutto l’assenza di un rimedio efficace: chi viene contagiato ha un destino segnato, soprattutto tra gli over 60.

Ritorno della Mucca Pazza, nuovi casi in Italia: paura per il ritorno del morbo

In passato la psicosi Mucca Pazza aveva causato un vero e proprio tracollo per gli allevatori visto che la misura preventiva scelta dai consumatori era stata l’abolizione della carne bovina. Per il momento il personale ospedaliero di Verona sta cercando di tenere sotto controllo l’allarmismo rimandando la propria sentenza: solo l’autopsia sulla paziente ricoverata potrà permettere di scoprire se si tratta della variante bovina o umana.

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