Le donne che vogliono avere un bambino dovrebbero prendere un quarto di aspirina ogni giorno: è questa la raccomandazione di uno dei maggiori esperti mondiali della fertilità. Si tratta per la precisione del professor Richard Paulson, il quale ritiene che l’assunzione di piccole quantità del medicinale possa aiutare il concepimento. E in effetti non mancano elementi a sostegno della sua tesi: è noto infatti che l’aspirina favorisca il flusso sanguigno nel bacino, addensandone la quantità che riveste l’utero. Recenti ricerche, inoltre, hanno dimostrato che essa riduce anche eventuali infiammazioni, aumentando automaticamente le probabilità di rimanere incinta in un minor lasso di tempo.
Paulson, vicepresidente dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), ha appena esposto questa tesi alla conferenza che l’ente organizza ogni anno a Baltimora. A suo avviso anche le donne che non hanno mai avuto problemi di infertilità dovrebbero assumere l’aspirina, se vogliono rimanere incinta più in fretta. La tesi inevitabilmente ha attirato molte critiche, visto che da tempo ci si interroga sugli effetti collaterali del medicinale (in correlazione alla gravidanza si dice possa rendere sterili i maschietti, mentre il suo uso prolungato favorirebbe l’infarto). Promuovere quindi un’assunzione universale a tappeto ha suscitato dubbi e non poche domande: davvero il consiglio può essere diretto a tutte le donne? Esistono dei casi nei quali sarebbe meglio desistere? Esistono prove certe della reale efficacia dell’aspirina nel concepimento?
L’Università dello Utah è dalla parte di Paulson: dopo aver monitorato 1.200 donne tra i 18 e i 40 anni, l’aspirina ha aumentato la loro fertilità addirittura del 20 per cento. Le uniche persone che devono fare attenzione sono quelle che possono riportare allergie al principio attivo del paracetamolo o che manifestano problemi a livello digestivo. In ogni caso, come di consueto, un consulto del proprio medico curante può risolvere o addirittura anticipare qualsiasi tipo di effetto collaterale.
Foto: Facebook
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