Benessere

Creme solari sotto accusa: quali causano carenza di vitamina D

Le creme solari proteggono la pelle dai danni dei raggi solari ma alcune causano carenza di vitamina D, con notevoli guai per la salute: quali sono le più pericolose e perché.

Ogni anno campagne pubblicitarie e pareri degli esperti non fanno altro che sottolineare quanto sia importante utilizzare delle creme solari adeguate alla propria pelle e proteggersi dai raggi del sole per evitare l’insorgere di eritemi o melanomi. La Società Italiana di Medicina Estetica (Sime), tuttavia, ha avuto qualcosa di diverso da sottolineare. Si tratta della carenza di vitamina D, sempre più comune e pericolosa (la vitamina D è importante per il metabolismo osseo, modula la crescita cellulare, riduce le infiammazioni ed evita disturbi di tipo osseo, metabolico, cardiovascolare e autoimmune).

A sorpresa, tra i principali fattori di rischio ci sono proprio le creme solari. “Si cominciano ad accumulare delle evidenze scientifiche che suggeriscono una possibile correlazione tra l’uso di creme con filtri solari ad elevata protezione e la carenza di Vitamina D, ma rimane ancora controverso il loro ruolo”, ha affermato il Presidente della Sime Emanuele Bartoletti. Quelle più a rischio, tuttavia, sembrerebbero proprio quelle con fattore di protezione più elevato (SPF 50+). È evidente che si tratta di un vero e proprio paradosso. Da una parte le creme solari si rivelano salvavita nei confronti dei tumori della pelle, dall’altra sarebbero responsabili di molte malattie dovute alla carenza di vitamina D.

Ma non finisce qui: esporsi al sole per almeno 20 minuti ogni 1-2 giorni aiuta a ‘ricaricare’ l’organismo di vitamina D, ma farlo con un filtro solare provoca l’effetto opposto. Tali controsensi sono stati generati da una ricerca volta a valutare l’effetto di una protezione solare SPF50+ sulla produzione di vitamina D cutanea e sui livelli circolanti di 25(OH)D3 (vale a dire la vitamina D trasformata in forma attiva dal fegato) in base alle diverse aree superficiali del corpo (la pelle di mani e viso è meno produttiva rispetto a quella del tronco). I risultati hanno mostrato una riduzione della produzione di vitamina D cutanea variabile dal 75,7 al 92,5 per cento a seconda della zona del corpo coinvolta, tuttavia il dibattito resta aperto. Mancano prove certe e sono quindi auspicabili approfondimenti sull’argomento.

LEGGI ANCHE: CREME SOLARI: QUALI ACQUISTARE AL SUPERMERCATO COL MIGLIOR INCI

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Raffaella Mazzei

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