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La bagna cauda diventerà patrimonio Unesco? La ricetta della prelibatezza piemontese

Redazione 12 Novembre 2015
La bagna cauda diventerà patrimonio Unesco? La ricetta della prelibatezza piemontese

La bagna cauda, forse il piatto piemontese più tradizionale e amato, potrebbe essere inserita nella lista dei beni culturali immateriali dell’Umanità dell’Unesco, che ha già riconosciuto altri valori culinari nostrani come la pizza e la dieta mediterranea. La candidatura della ghiotta pietanza del nord Italia è stata anticipata dagli organizzatori del Bagna Cauda Day, la cui terza edizione andrà in scena il 20, 21 e 22 novembre ad Asti. La manifestazione, che vede la partecipazione di oltre 100 ristoranti, locali, cantine storiche e vinerie con una capacità di oltre 12.000 posti, è promossa dalla rivista Astigiani diretta da Sergio Miravalle, il quale ha ricordato che il dossier da presentare all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura sarà studiato e promosso d’intesa con l’università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo.

La formula dell’evento rimane invariata rispetto lo scorso anno: 25 euro a testa per una abbondante bagna cauda, con verdure crude e cotte a volontà, dolce e caffé, mentre il vino è al prezzo promozionale di 8 euro a bottiglia. Ai commensali sarà data una grande tovaglia in stoffa, illustrata per l’occasione dal pittore canellese Giancarlo Ferraris, chiamato a interpretare il motto “La Cauda è musica”. Alla tradizione si affianca l’innovazione con le novità del 2015, a partire dall’ironico palloncino “soffia e sorridi” che sarà offerto grazie alla collaborazione con la Simply assieme al nuovo Libretto di circolazione che contiene la ricetta, la storia e le testimonianze d’autore della bagna cauda.

La bagna cauda diventerà patrimonio Unesco? La ricetta della prelibatezza piemontese

Più che una pietanza, la bagna cauda è un rito conviviale che prevede la condivisione del cibo in forma collettiva da parte dei commensali, che lo attingono tutti insieme da un unico recipiente. Per tradizione è una ricetta tipica del periodo della vendemmia, quindi da consumare prevalentemente in autunno ed in inverno. La prima descrizione dettagliata di questo cibo nella sua versione attuale si deve a Roberto Sacchetti e risale al 1875. Si tratta di una sorta di salsa a base d’aglio (leggi come sconfiggere il suo odore) e acciughe dove s’inzuppano le verdure, ed è abbastanza facile da preparare. Tagliare ogni spicchio d’aglio a fettine molto sottili e, dopo averlo asciugato, metterlo in un tegame con il burro a fuoco molto basso fino a che non si sarà sciolto. Aggiungere quindi l’olio, amalgamato con acciughe rosse tagliate a pezzetti. Continuare la cottura sempre a fuoco basso, fino ad ottenere una salsina omogenea di colore marrone chiaro. Le verdure che si utilizzano con la bagna cauda sono essenzialmente crude: cardi, peperoni, cavoli, scarola, indivia, porri, cipollotti lunghi e rape bianche, ma anche mele. Per terminare la salsa si è soliti strapazzare, all’interno del tegamino, delle uova fresche.

Foto by Facebook

Tags: Bagna cauda Bagna cauda day Ricetta Unesco

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