Calcoli renali: fare sesso tre volte a settimana è più efficace dei medicinali

Calcoli renali: fare sesso tre volte a settimana è più efficace dei medicinali

Bere tanto (non bevande gassate), dare attività fisica e avere una vita sessuale regolare e abbastanza frequente: questi sembrano essere i segreti per prevenire (e far durare il meno possibile) i calcoli renali, additati come uno dei dolori più intensi che si possano provare. A rivelarlo, soprattutto l’ultimo step dato che i primi due erano già assodati, uno studio pubblicato sulla rivista Urology da un gruppo di medici turchi, che ha dimostrato come l’attività sessuale, almeno tre volte a settimana, faciliti l’espulsione spontanea dei calcoli uretrali. Avere rapporti frequenti, addirittura, sembrerebbe funzionare meglio dei farmaci che aiutano a eliminare il sassolino per vie naturali. Ma c’è anche una dieta consigliata per prevenire il problema.

La ricerca condotta dal Dipartimento di Urologia del Training and Research Hospital di Ankara ha coinvolto pazienti maschi, maggiorenni, con colica renale o diagnosi di calcolo ureterale, suddivisi a caso in tre gruppi. Al primo è stata data come unica indicazione quella di avere almeno tre rapporti sessuali a settimana, al secondo è stato somministrato un farmaco alfa-litico, al terzo solo una terapia sintomatica (gruppo controllo). Dopo due settimane si è osservato che nel primo raggruppamento la percentuale di espulsioni spontanee dei calcoli era quasi doppia rispetto al secondo (84% contro 47%), mentre il terzo mostrava la percentuale più bassa (34%). A quattro settimane il 93,5% dei pazienti del gruppo 1 aveva espulso spontaneamente i calcoli, contro l’81% del due e il 78% del tre.

Alcuni esperti della Società italiana di andrologia hanno spiegato e commentato le conclusioni a cui sono giunti i colleghi: “Il movimento meccanico del rapporto sessuale e l’azione miorilassante delle endorfine rilasciate durante l’orgasmo potrebbero essere alla base di una più semplice e rapida espulsione dei piccoli calcoli posizionati nel tratto finale dell’uretere“. Una conclusione che deve portare i ricercatori a riflettere su possibili alternative terapeutiche alle attuali. Così facendo ci potrebbero essere ripercussioni positive anche in termini di costi sanitari diretti, ovvero quelli legati alla terapia farmacologica e chirurgica, e indiretti, cioè giornate di lavoro perse. Rimane da capire se la ragione sia da ricercare nella liberazione di ossido nitrico (NO), tipica dell’erezione maschile, o nella combinazione di movimento e rilascio di endorfine. A beneficiarne sarebbero perciò potenzialmente anche le donne. In ogni caso, è curioso come una delle patologie più dolorose possa avere come cura la terapia più piacevole.

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