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Sigarette elettroniche: 7 su 10 contengono sostanze nocive ma il made in Italy si salva

Un’indagine recentissima portata avanti dall’Università di Harvard e pubblicata sull’Environmental Health Perspectives ha rivelato dettagli preoccupanti sulle sigarette elettroniche aromatizzate attualmente presenti sul mercato: ciò che è emersa, infatti, è stata la presenza di una sostanza estremamente nociva per i polmoni. Per la precisione si tratta di un composto chimico che può provocare la bronchiolite ostruttiva, ovvero un’infiammazione delle vie aeree che porta a patologie croniche e degenerative (per la quali la Haloterapia avrebbe comunque un effetto positivo).

Sono stati presi in esame 51 tipi diversi di sigarette e relativi liquidi riempitivi, scelti tra quelli maggiormente attraenti per gli acquirenti più giovani. Ben 39 sono risultati positivi al diacetile, una sostanza tossica che di solito comporta delle complicazioni polmonari nei soggetti che ne sono esposti a lungo a causa di particolari professioni (come ad esempio gli operai che lavorano per periodi prolungati in alcune industrie a rischio). Il numero sale a 47 su 51 se si allarga la ricerca anche all’acetoina e al pentanedione, altrettanto tossiche. Il metodo di analisi è stato semplice: le sigarette sono state accese e collegate ad un congegno che aspirava per 8 secondi. Si sono poi analizzati i prodotti della combustione e i risultati non sono stati certo rassicuranti.

I fumatori italiani per il momento possono tirare un sospiro di sollievo: l’ANAFE-Confindustria (ovvero l’associazione che riunisce tutti i produttori italiani di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione), infatti, ha prontamente specificato che la ricerca di Harvard ha messo sotto accusa dei prodotti extra-europei, escludendo quindi quelli provenienti dall’Italia e dall’intera Unione Europea. Resta da capire se quelle sigarette vengono commercializzate in Italia oppure no: sul mercato esistono infatti dei prodotti che provengono da altri Paesi e che potrebbero presentare le stesse problematiche svelate dai ricercatori americani. Per il momento il made in Italy mette al riparo dai rischi: meglio affidarsi ad esso e non oltrepassare i confini nazionali.

Foto: Facebook

Raffaella Mazzei

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Raffaella Mazzei

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