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Scoperto nel cervello il pulsante che “spegne” la fame nervosa

Redazione 11 Ottobre 2016
Scoperto nel cervello il pulsante che “spegne” la fame nervosa

Dalla ricerca di due scienziati italiani, Pietro Cottone e Valentina Sabino, svolta presso la Boston University, è emerso che il nostro cervello è dotato di un recettore che riesce a fermare la fame compulsiva e a frenare le abbuffate. Questa scoperta potrebbe aprire la strada a nuove cure per i disturbi alimentari.

Il binge eating disorder, ossia il disturbo da alimentazione incontrollata, è molto frequente sia negli obesi che nei pazienti che soffrono di bulimia. Chi ne è affetto, ingerisce rapidamente grosse quantità di cibo ed è quindi quasi sempre obeso o in forte sovrappeso. Tale disturbo può essere diagnosticato dal medico analizzando sia le condizioni fisiche del paziente che i suoi comportamenti nei confronti del cibo: se le abbuffate si verificano una o più volte a settimana per un periodo prolungato (almeno 3 mesi), se comportano l’ingestione compulsiva e indiscriminata di grandi quantità di cibo a prescindere dalla reale sensazione di fame e se il paziente, nonostante il desiderio di perdere peso seguendo un corretto regime alimentare, non riesce a interrompere questo circolo vizioso, allora ci si trova davanti a una persona affetta da binge eating disorder. La diagnosi è rafforzata dall’evidenza di sintomi depressivi: oltre al malessere fisico, il binge eating disorder può causare stress psicologico, sensi di colpa, disturbi dell’umore. A ciò si aggiunge un profondo senso di frustrazione, che nasce dal non riuscire a seguire una dieta e a perdere di peso.

Dalla ricerca di Pietro Cottone e Valentina Sabino, pubblicata sulla prestigiosa rivista “Neuropsychopharmacology”, è emerso che nel nostro cervello esiste un recettore (chiamato TAAR1) il quale, quando viene attivato, comanda all’organismo di non lasciarsi andare ad abbuffate. Questo recettore è poco attivo negli animali affetti da binge eating, come se fosse “addormentato”. I ricercatori hanno osservato che, somministrando agli animali una molecola chiamata RO5256390 (attualmente in sperimentazione) il freno “anti-abbuffata” si riattiva e gli animali smettono immediatamente di mangiare compulsivamente e di mostrare i comportamenti patologici precedentemente messi in atto, come la ricerca spasmodica di cibo spazzatura e l’iperattivazione in presenza di stimoli associati al cibo.

Questa scoperta tutta italiana apre nuovi potenziali scenari per la lotta alla bulimia e agli altri disturbi dell’alimentazione: un farmaco che riesca a premere il pulsante “stop” alle abbuffate restituirebbe la speranza di guarire a tante persone affette da disordini alimentari.

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Photo Credits: Facebook

 

 

 

 

Tags: Alimentazione binge bulimia Dieta disordini eating fame nervosa Obesità

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