Categories: Salute

Alimentazione sicura in viaggio: come evitare la diarrea del viaggiatore

Partire con serenità: capire cos’è la diarrea del viaggiatore

Pianificare un viaggio è una delle esperienze più belle che ci siano: scegliere la destinazione, immaginare i sapori nuovi, pensare alle avventure che aspettano. Eppure, tra le preoccupazioni pratiche che vale la pena affrontare prima di partire, c’è un problema di salute molto comune che può rovinare anche la vacanza più attesa: la diarrea del viaggiatore. Non è un argomento glamour, ma parlarne con chiarezza è il modo migliore per arrivarci preparati e, soprattutto, per ridurre concretamente il rischio di trovarsi a letto invece di esplorare un mercato locale o godersi una cena tipica.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro, la diarrea del viaggiatore colpisce tra il 20 e il 30% dei viaggiatori internazionali ogni anno, per un totale stimato di circa dieci milioni di persone. Numeri che fanno capire quanto sia diffusa e quanto valga la pena conoscerla meglio. In questo articolo troverai una guida pratica e aggiornata su cause, fattori di rischio, alimenti da scegliere con attenzione e strategie concrete per mangiare e bere in modo più sicuro quando sei lontano da casa.

Cosa succede nell’intestino: le cause principali

La diarrea del viaggiatore è un disturbo intestinale acuto che si manifesta soprattutto durante i soggiorni in Paesi tropicali, in nazioni in via di sviluppo o in aree caratterizzate da condizioni igienico-sanitarie insufficienti. Come chiarisce l’Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Ospedalieri (AIGO), si tratta di una condizione ben definita, associata a disturbi intestinali acuti che compaiono in relazione ai cambiamenti ambientali, climatici e alimentari tipici del viaggio.

La causa più frequente è l’ingestione di cibo o acqua contaminati da materiale fecale. Questo può avvenire in molti modi: frutta e verdura irrigate con acqua non potabile, carne o pesce non cotti a sufficienza, ghiaccio prodotto con acqua non sicura, mani non lavate accuratamente da chi prepara il cibo. In sostanza, qualsiasi punto della catena alimentare in cui le norme igieniche vengono meno può diventare una porta d’ingresso per agenti patogeni come batteri, virus e parassiti.

I batteri sono in assoluto la causa più comune. Tra questi, alcuni ceppi di Escherichia coli — in particolare quelli enterotossigeni — sono responsabili di una percentuale significativa dei casi. Seguono altri batteri come Salmonella, Campylobacter e Shigella. Virus come il norovirus o il rotavirus possono anch’essi causare il disturbo, mentre i protozoi — Giardia lamblia e Cryptosporidium tra i più noti — sono responsabili di forme spesso più prolungate e resistenti. Non è sempre possibile identificare con certezza l’agente responsabile senza esami di laboratorio, ma conoscere questa varietà di cause aiuta a capire perché la prevenzione debba essere ampia e non limitata a un solo aspetto dell’alimentazione.

Le destinazioni a rischio più elevato

Non tutte le mete di viaggio comportano lo stesso livello di rischio. In linea generale, il pericolo è più alto nelle aree dove le infrastrutture igienico-sanitarie sono meno sviluppate. Le regioni tradizionalmente considerate ad alto rischio includono buona parte dell’Africa subsahariana, il Medio Oriente, l’Asia meridionale e sud-orientale, l’America Latina e alcune aree dell’America Centrale. Non si tratta di una lista esaustiva né immutabile: anche all’interno di una stessa nazione, la situazione può variare enormemente tra zone rurali e grandi città, tra strutture ricettive di diverso livello, tra stagioni dell’anno diverse.

Questo non significa che si debba rinunciare a visitare queste destinazioni meravigliose: significa semplicemente che è utile arrivarci informati, con qualche accorgimento in più rispetto a una vacanza in Europa occidentale. Anche in Paesi considerati a rischio moderato, come alcune zone del Mediterraneo orientale o dei Balcani, possono verificarsi episodi, soprattutto se si consumano cibi di strada o si beve acqua del rubinetto senza conoscerne la qualità.

Un aspetto spesso sottovalutato è il momento in cui il disturbo si manifesta. Secondo i dati dell’ISS, l’esordio avviene tipicamente entro la prima settimana di viaggio, ma può comparire in qualsiasi momento durante il soggiorno o anche dopo il rientro a casa. Questo significa che non bisogna abbassare la guardia solo perché i primi giorni sono andati bene, e che un malessere gastrointestinale comparso dopo il rientro potrebbe comunque essere correlato al viaggio.

Alimenti e bevande: cosa scegliere con più attenzione

Uno degli aspetti più pratici — e più utili — della prevenzione riguarda le scelte alimentari quotidiane durante il viaggio. La regola di base, semplice da ricordare ma non sempre facile da applicare, è: cucina, sbuccia o lascia perdere (cook it, peel it, or leave it, come si dice in medicina del viaggiatore). Vediamo nel dettaglio cosa questo significa concretamente.

Le bevande

L’acqua è il veicolo di contaminazione più frequente. In molte destinazioni ad alto rischio, l’acqua del rubinetto non è potabile e non lo diventa nemmeno dopo averla fatta bollire brevemente. La soluzione più sicura è bere acqua in bottiglia sigillata, controllando sempre che il tappo non sia stato già aperto. In alternativa, l’acqua può essere resa sicura portandola a ebollizione completa per almeno un minuto (a quote elevate, anche di più, perché l’acqua bolle a temperature inferiori).

Il ghiaccio è un rischio spesso trascurato: nelle bibite servite nei bar o ristoranti locali, il ghiaccio potrebbe essere stato prodotto con acqua non trattata. Se non si è certi della sua provenienza, è meglio evitarlo. Lo stesso vale per le bevande alla frutta preparate al momento con acqua locale, i succhi non pastorizzati e le bibite sfuse. Le bevande in lattina o bottiglia sigillata, le bevande calde come tè e caffè preparati con acqua bollente, e le bevande alcoliche in bottiglia sono generalmente più sicure.

Anche il latte merita attenzione: in alcune zone il latte non pastorizzato è ancora comune, e può veicolare diversi agenti patogeni. Meglio preferire il latte in confezione chiusa con indicazione di pastorizzazione, o evitarlo del tutto in caso di dubbio.

Immagine generata con AI

I cibi solidi

La frutta e la verdura crude rappresentano uno dei rischi principali, non perché siano alimenti pericolosi in sé, ma perché possono essere state irrigate o lavate con acqua contaminata. La soluzione non è rinunciare alla frutta, che anzi è preziosa per l’idratazione e le vitamine: è scegliere frutta con la buccia integra che si può sbucciare da soli (banane, arance, mango, papaya) e non consumare frutta già tagliata esposta all’aria nei mercati o nei buffet.

Le insalate crude, le verdure non cotte e le erbe aromatiche fresche sono tra gli alimenti a rischio più elevato. Se non si è sicuri delle condizioni igieniche in cui sono stati preparati, è prudente optare per verdure cotte. La cottura, se raggiunge temperature sufficienti in tutto l’alimento, distrugge la maggior parte dei patogeni.

La carne e il pesce devono essere consumati ben cotti e serviti caldi. Evita carpacci, tartare, pesce crudo, sushi e molluschi crudi nelle destinazioni a rischio. I crostacei e i molluschi in particolare sono filtratori naturali e possono concentrare i patogeni presenti nell’acqua. Anche le uova crude o poco cotte — come quelle usate in alcune maionesi artigianali o in certi dolci — sono da evitare.

Il cibo di strada è una delle esperienze più autentiche del viaggio e non va demonizzato, ma va scelto con criterio: preferisci bancarelle con grande flusso di clienti (il cibo è più fresco), dove vedi che il cibo viene cotto al momento davanti a te, su fuochi vivi e a temperature alte. Evita alimenti che sembrano essere stati preparati da ore e tenuti in mostra senza protezione.

Strategie pratiche per ridurre il rischio

Oltre alle scelte alimentari, ci sono altri comportamenti che fanno una differenza reale nella prevenzione della diarrea del viaggiatore. Eccoli raccolti in modo pratico.

  • Lavati le mani spesso e bene. Prima di mangiare, dopo aver usato il bagno, dopo aver toccato superfici pubbliche. Usa acqua e sapone per almeno venti secondi, oppure gel igienizzante a base alcolica quando l’acqua non è disponibile. È la misura preventiva più semplice e più efficace in assoluto.
  • Porta con te una borraccia filtrante o pastiglie purificatrici. Esistono borracce con filtri integrati capaci di rimuovere batteri e protozoi dall’acqua, e compresse purificatrici a base di cloro o iodio. Sono strumenti utili soprattutto in contesti dove l’acqua in bottiglia è difficile da trovare o costosa.
  • Fai attenzione anche agli ambienti di lusso. Alberghi a cinque stelle e resort non sono automaticamente privi di rischio. Il buffet del mattino con alimenti tenuti a temperatura ambiente per ore, le insalate del pranzo, il ghiaccio nel cocktail della sera: il rischio esiste anche nelle strutture più curate, anche se in misura inferiore.
  • Usa posate e piatti puliti. In alcuni contesti, le stoviglie vengono lavate con acqua non potabile. Se hai dubbi, usa posate monouso o pulisci quelle disponibili con salviette disinfettanti.
  • Consulta il medico prima di partire. Soprattutto se viaggi in aree ad alto rischio, se sei in gravidanza, se hai figli piccoli, se soffri di malattie croniche o se assumi farmaci che possono influire sul sistema immunitario. Il medico potrà valutare se è opportuno portare con sé soluzioni reidratanti orali, e discutere le opzioni disponibili in caso di necessità.
  • Informati sulla destinazione. Prima di partire, cerca informazioni aggiornate sulla situazione sanitaria locale. Fonti come EpiCentro, i siti dei ministeri della salute e le strutture specializzate in medicina del viaggiatore offrono schede aggiornate per molte destinazioni.

Se il disturbo compare: cosa fare

Anche adottando tutte le precauzioni del caso, può capitare di ammalarsi. Sapere come comportarsi in quel momento è importante quanto la prevenzione. La diarrea del viaggiatore nella maggior parte dei casi è autolimitante, cioè tende a risolversi da sola nell’arco di pochi giorni. La priorità assoluta è mantenere una buona idratazione, perché la perdita di liquidi ed elettroliti è il rischio principale, soprattutto in climi caldi.

Le soluzioni reidratanti orali — bustine da sciogliere in acqua potabile — sono lo strumento più efficace per reintegrare liquidi ed elettroliti in modo equilibrato. Sono disponibili in farmacia prima della partenza e in molte farmacie del mondo. Brodo leggero, acqua in bottiglia, tè senza zucchero sono anch’essi utili. Evita bevande gassate zuccherate, succhi di frutta concentrati e alcolici, che possono peggiorare la disidratazione.

Ci sono situazioni in cui è necessario cercare assistenza medica senza aspettare: febbre alta, presenza di sangue nelle feci, diarrea molto intensa che dura più di due o tre giorni, segni evidenti di disidratazione (bocca secca, urine molto scure, capogiri), o se il disturbo colpisce bambini piccoli, anziani o persone con condizioni di salute particolari. In questi casi, non rimandare: rivolgersi a un medico locale o, se necessario, tornare in anticipo è la scelta giusta.

Viaggiare bene è anche prendersi cura di sé

La diarrea del viaggiatore è un problema comune, ma nella grande maggioranza dei casi è prevenibile con attenzione e informazione, e gestibile quando si sa cosa fare. Non si tratta di trasformare il viaggio in un’esperienza ansiosa fatta di rinunce continue, ma di portare con sé la stessa cura che dedichi alla tua salute nella vita di tutti i giorni, adattandola al contesto. Assaggiare i sapori di un Paese lontano, mangiare in un piccolo ristorante locale, bere una bevanda fresca in un mercato: tutto questo è possibile, con un po’ di consapevolezza in più. Prima di partire per destinazioni a rischio, parla con il tuo medico o con uno specialista in medicina del viaggiatore: è il modo più sicuro per costruire una strategia su misura per te e per chi viaggia con te, e per tornare a casa con i ricordi belli — non con un malessere da smaltire.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione Velvet

Published by
Redazione Velvet

Recent Posts

Campagna Gabbie Vuote: 50 mila firme per vietare gli allevamenti in gabbia, ma l’Italia rimane opaca

La campagna Gabbie vuote allevamenti ha raggiunto 50mila firme per una legge di iniziativa popolare.…

% giorni fa

Sicurezza alimentare: richiami e focolai nel 2026

Scopri i richiami alimentari 2026 più importanti, dai casi di Salmonella al formaggio contaminato. Consigli…

% giorni fa

Ozempic, Mounjaro e Wegovy: perché il peso torna senza un percorso strutturato

Scopri perché con Ozempic, Mounjaro e Wegovy il peso torna senza un percorso nutrizionale strutturato.…

% giorni fa

Farmaci per dimagrire (GLP-1): come funzionano Ozempic, Mounjaro e Wegovy senza effetto yo-yo

Scopri come agiscono i farmaci GLP-1 per dimagrire e perché il percorso strutturato è essenziale…

% giorni fa

Contaminazioni alimentari in Italia 2026: integratori non autorizzati e Salmonella nelle uova

I richiami alimentari in Italia nel 2026 riguardano uova contaminate da Salmonella e integratori con…

% giorni fa

Contaminazioni alimentari 2026: Cyclospora negli USA, Salmonella nelle uova, formaldeide negli allevamenti scozzesi

Tre focolai alimentari nel 2026: quasi 7mila casi di Cyclospora negli USA, richiami di uova…

% giorni fa