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Disturbi del sonno: i benefici della melatonina contro l’insonnia

Curare l’insonnia con la melatonina? Prima di tutto bisogna capire di cosa stiamo parlando. Si tratta di un ormone prodotto dall’epifisi (una ghiandola posta alla base del cervello) che ha il compito di regolare il ciclo sonno-veglia. La secrezione di melatonina inizia verso sera e raggiunge il culmine durante la notte; al contrario si abbassa la mattina ed è quasi inesistente di giorno. Quando è buio l’epifisi stimola la produzione di melatonina e invece rallenta quando c’è la luce. Inoltre è più sviluppato nell’infanzia, rallenta dopo i vent’anni e inizia a scomparire dai cinquant’anni in poi. Per questi motivi inizialmente la melatonina è stata usata per regolarizzare il sonno delle persone non vedenti che proprio perché non riescono a distinguere il giorno dalla notte possono avere dei disturbi per dormire. Stessa cosa accade però a chi fa lunghi viaggi e quindi è soggetto a fusi orari: il jet lag altera la produzione di melatonina e quindi fa venire sonno.

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Non solo per l’orologio biologico, ma anche per favorire il sistema immunitario ed essere utile nel trattamento di patologie come AIDS e tumori. Inoltre c’è chi lo usa anche come antiossidante, antidepressivo e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, ma gli effetti in questi ambiti devono ancora essere accertati. La melatonina quindi non è un sonnifero, non riduce il tempo di addormentamento e non migliora la qualità del sonno, ma aiuta semplicemente a ritrovare il regime di riposo giusto. In farmacia si trova l’integratore di melatonina che va bene per usi sporadici come appunto viaggi oltreoceano (e va preso un’ora prima di decollare), oppure se si deve fare un turno di notte a lavoro. Inoltre è utile anche per le donne che stanno per entrare in menopausa: combinata con zinco e magnesio previene le alterazioni del sonno, le forme d’ansia e gli sbalzi d’umore. Non bisogna però farne un uso prolungato.

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Samantha Suriani

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