Depilazione con il filo, dall’Antico Oriente una tecnica “magica”

Dall’antica Persia e dall’Egitto, terre di tradizioni millenarie, deriva la tecnica di depilazione con il filo, amata da molte donne anche in Italia per la sua delicatezza e semplicità. Un metodo di depilazione che viene tramandato attraverso le generazioni, insegnato dalle madri alle figlie, a cui sembra si sottoponessero persino i faraoni, incantati dalla sensazione di lucentezza e pulito lasciati sulla pelle; la fama di questa tecnica si espande poi fino all’India, dove il filo di cotone incontra la seta diventando uno dei rituali  di bellezza favoriti da donne e uomini.

DEPILAZIONE PARTI INTIME A CASA

Apparentemente banale, in realtà maneggiare il filo richiede molta abilità e manualità, per questo è preferibile affidarsi alle mani di un’estetista piuttosto che provare il fai da te. Avvolto in una spirale, un lato viene passato attorno al collo di chi pratica la depilazione e usato per tendere il filo e passarlo sul viso. La depilazione con il filo è perfetta per delineare le sopracciglia ma anche per togliere la peluria dal labbro superiore e dal viso: molto delicata, non lascia segni ed evita la follicolite, spesso causata dallo strappo della ceretta. Altri grandi vantaggi di questa tecnica sono la possibilità di trattare anche i peli biondi e sottili, che non si possono eliminare con il laser e la luce pulsata e la quasi assenza di dolore.

Strappo dopo strappo i peli si indeboliscono fino a non ricrescere più, per questo la tecnica a filo è ottima per le persone che soffrono di irsutismo e provano imbarazzo a causa delle peluria; consigliato anche a chi ha la pelle ipersensibile e macchiata dal sole per vedere risultati duraturi bisogna avere pazienza e mettere in conto almeno un anno di trattamento, nel caso di una peluria robusta e nera. Praticata soprattutto da donne indiane, vale la pena di avvicinarsi a quest’arte se si è stanche della ceretta e dei dolorosi strappi che molto spesso lasciano come ricordo capillari rotti e brufoletti.

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