Uno studio dimostra che è possibile potenziare la plasticità del cervello adulto facendo attività motoria. Tutti sanno che l’esercizio fisico migliora lo stato di salute muscolare e cardiovascolare, le capacità cognitive e la resistenza all’invecchiamento. Non era noto, però, se e in quale misura svolgere sport potesse anche agire sui processi cerebrali, per l’esattezza la capacità dei circuiti del cervello di adattarsi in risposta agli stimoli ambientali. Lo ha dimostrato una recente ricerca condotta dall’Università degli Studi di Pisa, in collaborazione con l’In-Cnr della città toscana, e pubblicata sul giornale Current Biology.
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Focalizzando l’attenzione sul sistema visivo, gli specialisti hanno testato gli effetti di due ore di bendaggio di un occhio su 20 soggetti adulti in due diverse condizioni sperimentali: in una i pazienti stavano seduti durante l’intero lasso di tempo e nell’altra pedalavano su una cyclette. I risultati sono stati sorprendenti come sottolineato da Claudia Lunghi, del dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell’Università di Pisa: “quando i soggetti svolgevano attività motoria gli effetti del bendaggio monoculare sono apparsi molto più marcati, con un notevole potenziamento della risposta agli stimoli presentati all’occhio che era stato chiuso rispetto all’analoga risposta osservata quando erano stati a riposo“.
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Questi risultati possono avere importanti applicazioni in campo clinico, soprattutto per quanto riguarda una patologia molto diffusa e al momento incurabile: l’occhio pigro o ambliopia. L’esercizio fisico volontario si prospetta ora come una via promettente per stimolare la plasticità visiva in maniera fisiologica e non invasiva. Tra l’altro, lo studio in questione si riallaccia a una ricerca condotta in laboratorio dai membri della Emory University, che poco tempo fa è riuscita a dimostrare che fare attività aerobica non solo riuscirebbe a prevenire problemi come la degenerazione della retina, ma ne salvaguarderebbe anche la funzionalità. Il luogo comune sull’opposizione tra quattrocchi e atleta dopotutto potrebbe non essere così sbagliato dunque.
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