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Nutri-Score bloccato in Italia: come Coldiretti e Ferrero hanno fermato l’etichetta europea

Quando si parla di etichette alimentari in Europa, la posta in gioco non è solo grafica o scientifica: è politica, economica e culturale. Il caso del Nutri-Score Italia bloccato è uno degli esempi più chiari di come un sistema di informazione nutrizionale, pensato per aiutare i consumatori a scegliere meglio, possa diventare il centro di una battaglia che coinvolge governi, associazioni di categoria e grandi aziende alimentari. Una storia che vale la pena raccontare con attenzione, perché riguarda ciò che finisce nel nostro carrello ogni giorno.

Che cos’è il Nutri-Score e perché ha diviso l’Europa

Il Nutri-Score è un sistema di etichettatura nutrizionale creato in Francia nel 2017. Si presenta come una scala a cinque livelli, con colori che vanno dal verde al rosso e lettere dalla A alla E, progettata per dare al consumatore un’indicazione rapida sulla qualità nutrizionale complessiva di un alimento. L’idea di fondo è semplice: guardando la confezione, chiunque dovrebbe poter capire in pochi secondi se un prodotto è più o meno equilibrato dal punto di vista nutrizionale.

In Francia, il sistema ha preso piede in modo significativo: secondo i dati disponibili, il 68% dei consumatori francesi utilizza il Nutri-Score come riferimento nei propri acquisti. Un dato che racconta quanto questo strumento sia entrato nella quotidianità di milioni di persone. Eppure, nonostante questi numeri, il percorso verso un’adozione europea del sistema si è rivelato tutt’altro che lineare.

Il 1° marzo 2025 ha segnato un momento cruciale: la Commissione Europea ha indicato in una conferenza stampa che estendere il Nutri-Score a livello comunitario è «molto complesso» e che il tema non è più all’ordine del giorno. Una frenata netta, arrivata dopo anni di dibattiti, pressioni e negoziati che hanno visto l’Italia giocare un ruolo di primo piano nell’opposizione.

Il fronte italiano: Coldiretti, Ferrero e la resistenza al sistema europeo

Tra i protagonisti del dibattito italiano sul Nutri-Score Italia bloccato emergono con chiarezza alcune figure. Coldiretti, la principale organizzazione agricola italiana, ha sostenuto con forza che il sistema penalizzerebbe ingiustamente le eccellenze del made in Italy. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, quasi l’85% in valore dei prodotti DOP e IGP italiani rischierebbe di ricevere una valutazione negativa dal Nutri-Score, risultando così svantaggiato sugli scaffali europei rispetto ad altri prodotti.

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Questa posizione non è rimasta isolata. L’Italia ha coordinato la propria opposizione con altri sei Paesi — Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia e Romania — presentando un documento congiunto al Consiglio dei Ministri per l’Agricoltura con la proposta di escludere alcune categorie di prodotti dall’applicazione del Nutri-Score. Un’alleanza che ha dato peso politico alla resistenza italiana in sede europea.

Accanto a Coldiretti, anche Ferrero viene citato tra i soggetti che hanno partecipato al dibattito contro l’adozione del Nutri-Score. Va detto con onestà che i dettagli specifici del ruolo del gruppo dolciario piemontese in questa vicenda non sono documentati in modo esaustivo nelle fonti disponibili: la sua presenza nel dibattito è menzionata, ma i contorni precisi della sua azione restano da chiarire con ulteriore documentazione.

Un’indagine del giornalista Karl Laske pubblicata il 30 dicembre 2023 sul sito francese Mediapart ha ricostruito la campagna di lobbying italiana contro il Nutri-Score e le pressioni esercitate a Bruxelles, offrendo uno sguardo più dettagliato sulle dinamiche che hanno accompagnato questa storia negli anni.

Il NutrInform Battery: l’alternativa italiana che non si vede

Di fronte al Nutri-Score, l’Italia non si è limitata a dire no: ha proposto un’alternativa propria. Il NutrInform Battery è un sistema di etichettatura nutrizionale creato con un decreto firmato da quattro ministeri italiani alla fine del 2020 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il sistema prevede un logo registrato, un manuale d’uso, un’applicazione per smartphone e una pagina dedicata sul sito del Ministero della Salute.

Immagine generata con AI

Il NutrInform Battery utilizza l’immagine di una batteria per indicare quanta parte del fabbisogno giornaliero di un nutriente è coperta da una porzione del prodotto. L’approccio è diverso da quello del Nutri-Score: invece di una valutazione complessiva e comparativa, fornisce informazioni quantitative per porzione, senza emettere un giudizio sintetico sulla qualità nutrizionale dell’alimento.

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Eppure, a dispetto di tutto l’apparato istituzionale che lo sostiene — il decreto ministeriale, il logo, l’app, la pagina web — il NutrInform Battery non è presente sugli scaffali dei negozi italiani. Nella pratica quotidiana, questo sistema alternativo è rimasto invisibile ai consumatori. Un paradosso che solleva domande legittime: se l’obiettivo era davvero informare meglio i cittadini, perché il sistema alternativo non è mai decollato?

Il documento firmato dall’ideatore del Nutri-Score e da Yuka

Un ulteriore elemento di questa vicenda riguarda un documento firmato da Serge Hercberg, il nutrizionista francese creatore del Nutri-Score, insieme all’app di scansione alimentare Yuka. Secondo quanto riportato, questo documento ricostruisce le tattiche messe in campo contro i sistemi di etichettatura nutrizionale. I dettagli specifici del contenuto di questo documento non sono stati resi pubblici in modo esaustivo nelle fonti verificate disponibili, e sarebbe imprudente spingersi oltre ciò che è documentato. Ciò che è certo è che la sua esistenza testimonia come il dibattito attorno al Nutri-Score Italia bloccato abbia prodotto reazioni e analisi anche da parte dei suoi sostenitori, non solo dei suoi oppositori.

Salute pubblica e scelte di etichettatura: un tema che riguarda tutti

Al di là delle battaglie politiche e industriali, vale la pena ricordare perché questa discussione ha importanza concreta per la vita delle persone. In Francia, dove il Nutri-Score è utilizzato, il 47% della popolazione è in sovrappeso, di cui il 17% soffre di obesità. In Italia, i dati parlano di circa il 43% della popolazione in sovrappeso, con il 10% che presenta obesità. Numeri che ricordano come le scelte alimentari quotidiane abbiano un impatto reale sulla salute collettiva.

Questo non significa che il Nutri-Score sia la soluzione a tutti i problemi nutrizionali, né che le preoccupazioni italiane sulle eccellenze agroalimentari siano prive di fondamento. La dieta mediterranea, i prodotti DOP e IGP, l’olio extravergine d’oliva: sono patrimoni culturali e nutrizionali autentici, e meritano rispetto. Ma la domanda che rimane aperta è se il modo migliore per tutelarli sia bloccare strumenti informativi pensati per i consumatori, oppure lavorare a sistemi che sappiano valorizzare la qualità in modo più articolato e trasparente.

La Francia ha pubblicato il suo ultimo Piano Nazionale per la Nutrizione e la Salute (PNNS 5 2026-2030) l’8 aprile 2026, confermando l’impegno a mantenere il Nutri-Score come strumento di orientamento per i consumatori. Per approfondire il dibattito scientifico e istituzionale su questi temi, Il Fatto Alimentare ha pubblicato un’intervista approfondita con Serge Hercberg, il creatore del sistema, che offre una prospettiva diretta su quanto accaduto a livello europeo.

Quello che questa vicenda ci lascia è la consapevolezza che le etichette alimentari non sono mai solo etichette: sono il punto di incontro tra scienza, economia, cultura e politica. Per noi consumatori, la cosa più utile è restare informati, leggere con spirito critico le notizie che arrivano da Bruxelles come da Roma, e — quando si tratta di scelte legate alla salute — confrontarsi sempre con professionisti della nutrizione che possano aiutarci a orientarci in modo personalizzato e sereno.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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